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Preludio

Preludio

In musica, un preludio è generalmente un brano piuttosto breve, di solito senza una forma codificata, collocato all'inizio dell'esecuzione di una composizione o di una sua parte.

Musica strumentale

Un preludio strumentale era originariamente un breve brano suonato in maniera estemporanea, prima dell'esecuzione del pezzo vero e proprio. Si sviluppò probabilmente dalla naturale tendenza di ciascun musicista di scaldare il proprio strumento suonando alcune note prima di iniziare. La consacrazione ad una vera e propria forma artistica, oltre che dai compositori, giunse quando gli editori iniziarono a pubblicizzare le raccolte a stampa di preludi pronti all'uso, a partire dal XVII secolo. Nella musica barocca, il preludio è spesso abbinato ad una fuga. Per esempio, Johann Sebastian Bach compose un'opera comprendente due raccolte di preludi e fughe in tutte e ventiquattro le scale tonali, maggiori e minori, chiamata Il clavicembalo ben temperato. Similmente, Šostakovič scrisse una raccolta di 24 Preludi e Fughe dopo aver in precedenza scritto 24 Preludi per pianoforte. Tra gli altri compositori che hanno scritto dei preludi per pianoforte in tutte le 24 tonalità, troviamo Frédéric Chopin, Sergej Rachmaninov, Claude Debussy e Alexander Scriabin.

Opera lirica

Nell'opera lirica il preludio è un brano strumentale collocato all'inizio dell'opera, di un atto (in questo caso denominato anche intermezzo o entr'acte) o di un quadro. In molti casi è eseguito a sipario chiuso, più raramente a sipario aperto, eventualmente abbinato ad un'azione scenica (ad esempio nel Tabarro o nell'ultima scena del Pirata). Il preludio posto all'inizio dell'opera contiene non di rado temi musicali sviluppati nel seguito della partitura (Tristano e Isotta, Aida) o comunque assolve alla funzione di definirne il clima e il carattere (Lucia di Lammermoor, seconda versione di Simon Boccanegra). Nel corso del XIX secolo la sua forma breve, poco strutturata, soppiantò poco per volta le grandi forme della Sinfonia e dell'Ouverture alla francese. Categoria:Forme musicali Categoria:Musica ja:前奏曲

Musica

Il significato del termine musica è molto dibattuto tra gli studiosi a causa delle sue varie accezioni e dei diversi usi che se ne fanno. Musica come suono: Una delle più comuni definizioni di musica è di quella di arte del suono organizzato, o - più specificatamente - di arte del produrre significati e sensazioni, più o meno complessi - e comunque di natura volontaria - organizzando suoni e silenzio.
Simili definizioni - comunemente accettate - sono state ampiamente adottate sin dal Diciannovesimo secolo, quando si iniziò a studiare scientificamente la relazione tra il suono e la percezione. percezione ]] percezione Musica come esperienza soggettiva: Un'altra delle definizioni comuni di musica implica che la musica debba essere piacevole o melodica.
Questo punto di vista tiene conto del fatto che alcuni tipi di "suono organizzato" non sono musica, mentre altri lo sono. Esistono versioni più elaborate di questa definizione che tengono conto del fatto che ciò che è considerato musica varia da cultura a cultura, e da epoca ad epoca. Questa definizione fu predominante nel Diciottesimo secolo.
Mozart, per esempio, usava dire che "la musica non dimentica mai se stessa, essa non deve mai cessare di essere musica." Musica come una categoria della percezione: La definizione cognitiva, meno comune, asserisce che la musica non è semplicemente suono, o la percezione di esso, ma una rappresentazione interna che percezione, azione e memoria contribuiscono a creare. Questa definizione è influenzata dalle scienze cognitive, il cui scopo è la ricerca delle regioni del cervello responsabili dell'analisi e della memorizzazione dei vari aspetti dell'esperienza dell'ascoltare musica. Questa definizione include anche arti differenti come ad esempio la danza. Musica come approfondimento storico e antropologico: Il cammino e l'evoluzione del pensiero musicale corrono di pari passo con il cammino dell'uomo nella storia. L' antropologia trova nell'etnomusicologia risposte che altri studi sull'uomo non riescono a dare. Musica come costrutto sociale: Le teorie post-moderne asseriscono che, come l'arte, la musica è definita innanzitutto nel suo contesto sociale. Da questo punto di vista la musica è ciò che ognuno chiama musica, che sia fatta di silenzio, di suoni, o di performance. La famosa opera "Quattro Minuti e Trentatré Secondi" di John Cage ha origine da questa concezione della musica. Musica come cura del corpo e/o dello spirito Musicoterapia: Le qualità liberatorie della musica si concretizzano da sempre dovunque nel mondo. Il benefico potere derivante dall'ascoltare musica, o dal crearne e riprodurne distingue i due rami principali riconducibili alla scienza stessa, che nascono sempre dalla radice unica, la Musica. Osservata in Europa, e nell'occidente in tempi relativamente recenti, dopo il Cinquecento, diviene strumento terapeutico vero e proprio, fino all'uso odierno che spazia dalla cura di depressioni, malattie psichiche anche molto gravi, disturbi neurovegetativi ecc. In tempi più antichi e tutt'ora in siti culturalmente poco occidentalizzati può definirsi musicoterapia un aspetto fondamentale dell'educazione civica, intesa come "consapevolezza d'esser vivi" quindi esistere. In Africa, ad esempio, fare musica con rudimentali strumenti quali semplici percussioni o flauti di bambù è patrimonio comune nella società; parimenti lo è il partecipare ballando e cantando, oltre che, ovvio, ascoltando. Fondamentale è la partecipazione alla Musica, che è eletta a cura, preghiera, dialogo, discussione nel senso più civilmente umano dei termini. In realtà il diritto civile per questi popoli si concretizza, trovando la sua più schietta espressione, proprio nella Musica. A causa della larga gamma di definizioni, lo studio della musica è effettuato in una grande varietà di forme e metodi: lo studio del suono e delle vibrazioni (detto acustica), lo studio della teoria musicale, lo studio pratico, la musicologia, l'etnomusicologia, lo studio della storia della musica.

Storia della musica

Generi musicali

Teoria della musica

Un'arte tanto antica e tanto legata alla civiltà non poteva non generare un corposo insieme di conoscenze, che molti studiosi della musica si sono preoccupati di sistemare e classificare. Queste conoscenze sono sia di tipo strettamente musicale, come l'armonia e la melodia, che di tipo più teorico e critico, come la musicologia che si occupa di teoria musicale in senso lato, classificando i suoni, gli strumenti musicali e i tipi di composizioni, e la loro evoluzione e discendenza nel tempo e altri studi di cultura e storia musicale. Altrettanto importante è la grammatica della musica in senso stretto, cioè il pentagramma, le chiavi musicali e in generale il modo di scrivere (semiografia) la musica. Questa parte della teoria, che potremmo chiamare di alfabetizzazione musicale, viene insegnata con il solfeggio, prima parlato e poi cantato, ed è il primo passo di una educazione musicale sistematica. Da un punto di vista oggettivo, la musica, come il suono in generale, presenta le caratteristiche del tono, del timbro, dell'intensità e della durata. Il tono dipende dalla frequenza del suono, e può essere "acuto" o "grave". Il timbro è la "qualità" del suono, ed è determinato dallo spettro e dalla fondamentale. Ogni strumento musicale, come così ogni voce umana, possiede il suo caratteristico timbro. L'intensità stabilisce quanto un suono è percepito intenso o tenue. Anche la posizione o il movimento nello spazio della sorgente del suono sono spesso considerati come aspetti della musica. Il silenzio è spesso considerato come uno degli aspetti della musica. La durata è il solo aspetto comune al "silenzio" e al "suono", essendo l'aspetto temporale della musica. Un musicista è chi esegue, compone o conduce la musica. Alcune culture possono includere o meno gli aspetti sopra descritti, o includere aspetti loro peculiari nella loro definizione di musica.

Termini comuni

La terminologia musicale è molto ampia. I termini usati per parlare di un particolare brano musicale includono:
- la nota, che è il simbolo utilizzato per indicare una specifica intonazione;
- la melodia, che è una successione di suoni percepita come un percorso coerente;
- l'accordo, che è il risultato della combinazione simultanea di più suoni, sottoposta a vincoli e regole tradizionali;
- l'armonia, che è lo studio della classificazione e delle concatenazioni di accordi;
- il contrappunto, che è la simultanea organizzazione di differenti melodie;
- il ritmo che è l'organizzazione delle durate e degli accenti nelle varie parti che compongono un pezzo musicale.
- il tempo nelle sue diverse accezioni.

Protagonisti


- Compositori celebri
- Direttori d'orchestra celebri
- Musicisti celebri

Canto


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  - Opere liriche
  - Cantanti lirici
  - Cantanti liriche

Rapporti con altre discipline


- Musica e informatica
- Musica e matematica
- Musica e religione
- Musica e danza
- Musica e civiltà
- Musica e medicina

Produzioni e classificazioni


- Tipi di composizioni musicali
- Forme musicali
- Generi musicali
- Gruppi musicali

Musica italiana


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- Cantautore
  - Cantautori italiani
- Canzone napoletana
- Compositori italiani
- Gruppi musicali italiani
- Musicisti italiani

Musica straniera


- Cantanti stranieri
- Gruppi musicali stranieri
- Musicisti stranieri

Strumenti musicali


- Lista degli strumenti musicali
- :Categoria:Strumenti musicali

Suddivisione secondo la classificazione Hornbostel-Sachs


- Aerofoni
- Cordofoni
- Elettrofoni
- Idiofoni
- Membranofoni

Collegamenti esterni


- [http://www.ilmusicante.net Rivista musicale on line]
- [http://www.e-socrates.org/course/view.php?id=4 Corso libero di teoria della musica]
- [http://www.music-city.org Music City l'enciclopedia libera di musica]
- [http://www.eudida.it/Musica/Body corso di musica] fiu-vro:Muusiga ja:音楽 ko:음악 ms:Muzik simple:Music th:ดนตรี

Strumento musicale

Uno strumento musicale è un oggetto che è stato costruito o modificato con lo scopo di produrre della musica. In principio, qualsiasi cosa producesse suoni poteva essere usato come strumento musicale, ma questo termine definisce solo gli oggetti che hanno il suddetto scopo. Gli strumenti musicali si possono suddividere secondo la classificazione Hornbostel-Sachs in cinque famiglie, l'ultima delle quali aggiunta solo in seguito: # Aerofoni: emettono un suono per mezzo di una colonna d'aria che vibra all'interno dello strumento # Cordofoni: il suono è emesso dalla vibrazione di una corda azionata tramite lo sfregamento di un arco, la percussione di un martelletto, o pizzicando la corda # Membranofoni: il suono è prodotto dalle vibrazioni di membrane, percosse dalle mani o da appositi battenti # Idiofoni: il suono è prodotto dalla vibrazione del corpo dello strumento stesso # Elettrofoni: il suono viene generato per mezzo di una circuitazione elettrica, o per induzione elettromagnetica La classificazione degli strumenti musicali può avvenire anche secondo criteri diversi, per esempio differenziando le caratteristiche comuni, o le tecniche di utilizzo, o il campo di applicazione. Tutti gli strumenti musicali, eccetto quelli elettrofoni, sono stati citati nella letteratura antica, come le iscrizioni Egiziane e la Bibbia o probabilmente anche in epoca precedente. Il corpo umano, capace di generare sia la voce che suoni percussivi, potrebbe essere stato il primo strumento musicale, o forse le pietre e i ceppi vuoti. Flauti di circa 9.000 anni fa, sono stati ritrovati nei siti archeologici della Cina.

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- Musicista
- Musicisti celebri ja:楽器

Compositore

Il compositore è solitamente un musicista, autore - appunto - di composizioni musicali classiche o popolari; ad esso viene attribuita la creazione di un brano; molto spesso - specie nella musica moderna - l'autore della musica si occupa anche della creazione del testo e dell'esecuzione del brano: in questo caso si ha la figura del cantautore.

Voci correlate


- Compositori celebri categoria:professioni ja:作曲家 ko:작곡가

XVII secolo

I millennio | II millennio | III millennio

XIV secolo | XV secolo | XVI secolo | XVII secolo | XVIII secolo | XIX secolo | XX secolo

Anni 1600 | Anni 1610 | Anni 1620 | Anni 1630 | Anni 1640
Anni 1650 | Anni 1660 | Anni 1670 | Anni 1680 | Anni 1690
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Avvenimenti

Asia


- Arrivo dei missionnari cattolici in Asia.

Europa

Personaggi significativi


- René Descartes (Cartesio) (La Sibyllière, Indre-et-Loire, 1596 - Stoccolma, 1650), filosofo francese.
- Galileo Galilei (Pisa, 1564 - Arcetri, 1642), fisico ed astronomo italiano, fondatore della fisica moderna.
- Marcello Malpighi (Crevalcore, 1628 - Roma, 1694) medico, inventore dell'istologia
- Molière (Parigi, 1622 - id., 1673) (Jean-Baptiste Poquelin dit Molière), autore drammatico e commediografo francese.
- Isaac Newton (Woolsthorpe, Lincolnshire, 1642 - Londra, 1727), matematico, fisico ed astronomo inglese, autore del Philosophiæ naturalis principia mathematica, che espone la teoria della gravitazione universale.
- Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, 1623 - Parigi, 1662), filosofo, matematico e fisico francese.
- Il Cardinale di Richelieu (Parigi, 1585 - id., 1642) (Armand Jean du Plessis, detto Richelieu), uomo di stato francese.
- Jan Vermeer, pittore olandese (Delft, 1632-1675)

Invenzioni, scoperte, innovazioni


- 1609 : Invenzione del telescopio da parte di Galileo Galilei.
- 1642 : invenzione del calcolatore meccanico da parte di Blaise Pascal.
- 1647 : Invenzione del barometro da parte di Evangelista Torricelli. Categoria:XVII secolo ja:17世紀 ko:17세기 th:คริสต์ศตวรรษที่ 17

Fuga

La fuga è una forma musicale, relativa alla musica classica per qualsiasi strumento musicale, più comune per quelli a tasti, ma diffusa anche per violino, basata sul contrappunto.

Caratteristiche strutturali

Gli elementi fondamentali che caratterizzano una fuga sono: # soggetto: il tema principale della fuga, sul quale si basa tutta la composizione. la scelta non è arbitraria, e deve obbedire a precisi criteri musicali # risposta al soggetto: tema scritto in forma imitativa alla quinta del soggetto # controsoggetto: il secondo tema della fuga, deve avere un carattere autonomo; è scritto in forma di contrappunto doppio rispetto al soggetto, in modo cioè da poter essere suonato insieme al soggetto in qualsiasi ottava # risposta al controsoggetto: tema scritto in forma imitativa alla quinta del controsoggetto In genere questi elementi sono unici: si definisce fuga doppia una fuga in cui sono presenti due soggetti. Le fasi principali di cui si compone una fuga (nel caso più generale ad n voci) sono le seguenti:
- Esposizione
- Divertimenti
- Stretto
- Pedale (coda) Nella fase di Esposizione le voci, una alla volta, entrano presentando, alternativamente il soggetto ed il controsoggetto. Prendendo ad esempio una fuga a 4 voci, gli ingressi possono essere:
1v. (s) (cs) - -
2v. - (rcs) (cs) -
3v. - - (s) (cs)
4v. - - - (rcs)
In realtà la 1a e 2a voce, dopo le rispettive esposizioni, non "tacciono" ma continuano con parti scritte con la tecnica del contrappunto libero (ovvero non vincolato alla melodia del soggetto). Iniziano poi i Divertimenti, ovvero parti scritte sempre in contrappunto fra le singole voci, utilizzando elementi (singole battute, cadenze ritmiche, frammenti, ma non l'inizio del soggetto) individuati all'interno dei 4 "mattoni" fondamentali della fuga. In genere i divertimenti sono tre, e sono introdotti da progressioni, che consentono modulazioni nelle tonalità "vicine": i divertimenti infatti sono sviluppati, nel caso generale, nelle tonalità di tonica, sottodominante e dominante. A volte a valle dei divertimenti c'è una piccola riesposizione di soggetto e controsoggetto. Gli Stretti (ce ne possono essere più di uno) sono costruiti sull'inizio del soggetto, la cosiddetta testa del soggetto, e sono caratterizzati da un susseguirsi delle entrate più rapido rispetto alla fase di Esposizione, in alcuni casi riducendo anche la durata delle note della testa, se necessario, e non terminando l'intero tema del soggetto. Il Pedale (coda) è costituito dall'ultimo stretto, scritto su pedale di tonica, che porta alla conclusione della composizione. Questo schema ha solo una funzione descrittiva, ma non costituisce una regola rigida: i musicisti hanno sovente apportato variazioni guidate dalle esigenze compositive. L'immagine sotto riporta l'inizio di una fughetta di Bach dalla raccolta "Kleine Präludien und Fughetten" (BWV895,2 - elaborato da Zerioughfe)

L'utilizzo della fuga

Le regole di composizione sono molto rigorose, al fine di ottenere come risultato finale l'ascolto di una composizione basata su un unico tema, e trasmettendo allo spettatore la sensazione di unità di intento musicale dall'inizio alla fine; d'altro canto la fuga autorizza anche una grande agilità strutturale e contrappuntistica, tanto è vero che molti musicisti di diversi periodi storici si sono cimentati in questo genere, sfruttandolo per la sua versatilità. Alcuni compositori hanno scritto delle fughe doppie o addirittura triplici, utilizzando parecchi temi in contrappunto, tra questi Bach e Mattheson. Sebbene Bach non abbia inventato questa forma di composizione, ha esplorato con un raro genio pressochè tutte le tecniche della fuga e del contrappunto, particolarmente nella sua opera testamentaria L'Arte della Fuga, così come nel Clavicembalo ben temperato. Egli utilizza dei temi a gambero, che si ritrovano al rovescio esattamente come al dritto, scrive delle fughe a parecchi argomenti, delle fughe a specchio, dove le note sono simmetriche rispetto ad una nota del tema, delle fughe per aumento o diminuzione, dove i temi si combinano tra loro stessi a velocità diverse. L'influenza del suo lavoro, immenso, si avvertirà solamente a partire dalle opere tardive di Mozart. Non è facile comprendere di primo acchitto come, con delle regole tanto rigorose, Bach sia riuscito a scrivere della musica così sensibile. I romantici utilizzeranno la fuga a modo loro, incorporandola nelle proprie opere senza farne un genere. Alcuni però non mancheranno di rendere omaggio a Bach facendo proprio il tema sulle note B-A-C-H che si trova nella parte finale dell'Arte della Fuga. La tecnica della fuga è stata utilizzata anche in numerose composizioni, senza costituire necessariamente l'insieme dell'opera, in questo caso si parla di passaggio fugué, di fugato. La fuga è una forma musicale che può essere eseguita su qualsiasi strumento o in orchestra. Tuttavia, le più conosciute erano destinate agli strumenti a tastiera, e forniscono un'ampia gamma di scelta interpretative all'esecutore, sia su organo, sia su clavicembalo: su questi strumenti il contrappunto è più sensibile. Tuttavia Bach ha scritto un'ammirevole fuga per violino solo (BWV.1005,2), che è una sfida al carattere monodico dello strumento. categoria:Forme musicali ja:フーガ

Scala (musica)

Nel linguaggio musicale, una scala è una successione ascendente o discendente di suoni (note ossia frequenze) compresi nell'ambito di un'ottava. Una serie di intervalli invece, viene definita come modo. Le note di una scala sono anche definite come gradi della scala. Il numero di scale conosciute è molto ampio: scale diverse si caratterizzano per un diverso numero di suoni (scale a cinque suoni, a sette suoni, ...) e per le diverse specie di intervalli che le compongono. Popolazioni diverse adoperano scale diverse e una stessa popolazione può aver adottato differenti scale nel corso della storia, per motivi culturali e per l'utilizzo di differenti sistemi di accordadura o temperamenti). Spesso le scale sono dei costrutti teorici, costruiti "a tavolino" a volte sulla base di complesse relazioni matematiche o formali, sebbene molta musica (soprattutto contemporanea o extraeuropea) sia costruita con un approccio meno teorico.

Le scale nella musica occidentale

La musica occidentale, dall'età greca ad oggi, si è tradizionalmente basata su scale diatoniche a sette suoni che dividono l'ottava in cinque toni e due semitoni. Attraverso i secoli la scala diatonica tradizionale, costruita secondo il temperamento pitagorico, ha però subito diverse rettifiche, che ne hanno modificato l'ampiezza di alcuni intervalli: tali correzioni hanno via via portato a modulare la scala diatonica secondo il temperamento naturale e – successivamente – secondo il temperamento equabile. Tuttavia anche altre scale, utilizzate in particolari generi musicali o da specifiche etnie, sono molto diffuse.

Le scale più note


- Scala diatonica
- Scala maggiore
- Scala minore naturale
- Scala minore armonica
- Scala minore melodica
- Scala minore napoletana
- Scala cromatica
- Scala modale
- Scala esatonale (o a toni interi )
- Scala pentatonica
- Scala aumentata
- Scala diminuita
- Scala alterata
- Scala enigmatica
- Scala bebop
- Scala blues
- Scala araba
- Scala cinese
- Scala orientale
- Scala temperata

Bibliografia


- Burns, Edward M. (1999). "Intervals, Scales, and Tuning", The Psychology of Music second edition. Deutsch, Diana, ed. San Diego: Academic Press. ISBN 0122135644.
- Zonis, E. (1973). Classical Persian music: An Introduction. Cambridge, MA: Harvard University Press. Categoria:Scale musicali Categoria:Teoria musicale ja:音階 ko:음계

Tono (musica)

Il tono (ovvero seconda maggiore) è generalmente definito come l'intervallo musicale composto da due semitoni. In realtà questa definizione è una semplificazione valida per il sistema temperato in cui gli intervalli fra gradi adiacenti della scala sono costanti. In questo sistema un tono si può definire semplicemente come un rapporto fra due suoni di 200 cent. Un'altra definizione, un po' più precisa (ma dipende dal temperamento usato), potrebbe indicare il tono come l'intervallo tra due suoni la cui frequenza è in rapporto 8:9, ovvero ~203,9100017 cent. Questo è approssimativamente 1/6 di ottava. È di uso comune fra i alcuni musicisti definirlo anche come somma di semitono diatonico e semitono cromatico e intenderlo composto di 9 comma generici. In realtà questa divisione del tono non ha alcuna base teorica ed è il risultato di un un'atteggiamento divulgativo di alcuni studiosi che, per facilitare l'apprendimento delle teorie sull'accordaturauna, favorirono tale approssimazione.

Voci correlate


- Musica e matematica
- Intervallo
- Cent Categoria:Intervalli musicali

Dmitrij Šostakovič

Dmitrij Šostakovič (Дмитрий Дмитриевич Шостакович, San Pietroburgo, 1906 - Mosca, 1975) è stato un compositore russo. Frequentò il conservatorio di San Pietroburgo diplomandosi nel 1923 in pianoforte e nel 1925 in composizione.
Fu una delle più importanti figure della musica moderna russa e ricevette diversi riconoscimenti sia in campo nazionale che internazionale. Il suo linguaggio si rifà alla tradizione e cultura russa, mischiandola a una propria e originalissima visione della forma e contenuto. Shostakovich fu anche autore di colonne sonore di numerosi film.

Censure

I balletti furono criticati per l'impatto sonoro troppo moderno. L'opera Lady Macbeth del 1930 fu attaccata dal giornale Pravda che scrisse un articolo con il titolo "caos anzichè musica". La quarta sinfonia ricevette uguali critiche per aver sintetizzato troppo - a detta degli esperti - le classiche struttute della sinfonia e per l'uso di forme irregolari mentre l'ottava sinfonia subì delle censure zdanoviane.

Composizioni


- Sinfonia n.1 1925
saggio del diploma di composizione
- Sinfonia n.2 1927
- Sinfonia n.3 1929
- La nuova babilonia 1929
colonna sonora del film
- Lady Macbeth 1930
opera
- L'età dell'oro 1930
balletto
- Il naso
opera
- Il bullone 1931
balletto
- Concerto per pianoforte 1933
- Sinfonia n.4 1935
- Il limpido fiume 1935
balletto mettendo il scena la vita di un kolkoz
- Sinfonia n.5 1937
- Sinfonia n.6 1939
ispirata al poema "Lenin" di Majakovskij
- Sinfonia n.7 1941
una delle più conosciute è dedicata alla città di Leningrado
- Sinfonia n.8 1943
- Sinfonia n.9 1945
- Concerto per violino 1947
- La caduta di berlino 1949
colonna sonora del film
- Sinfonia n.10 1953
- Sinfonia n.11 1957
- Concerto per pianoforte 1957
- Concerto per violoncello 1957
- Sinfonia n.12 1961
- Sinfonia n.13 1962
- Amleto 1963
colonna sonora del film
- Concerto per violoncello 1966
- Concerto per violino 1967
- Sinfonia n.14 1969 - affronta il tema della morte ispirandosi ai testi di Apollinaire, Rilke, Garcia Lorca e Kuchelbecker

- Sinfonia n.15 1971 - ispirata anche questa come la sinfonia precedente al tema della morte. In questa composizione si possono avvertire richiami dal Wagner della Valchiria e dal Gioachino Rossini del barbiere di Siviglia. Shosta Shosta Shosta ja:ドミトリ・ショスタコーヴィチ

Frédéric Chopin

Frédéric François Chopin nacque il 1 marzo 1810 (la data del 22 febbraio è considerata ora meno probabile) a Żelazowa Wola, vicino a Varsavia e morì il 17 ottobre 1849 a Parigi. Parigi Il suo nome era Fryderyk Franciszek Chopin, ma adottò la variante francese "Frédéric-François" quando a venti anni lasciò la Polonia, per non tornarvi mai più. È considerato il più grande compositore polacco ed uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi. Fu uno dei rappresentanti principali del Romanticismo nel mondo e venne chiamato il poeta del pianoforte. Tuttavia nella sua musica convergono elementi di derivazione classica: l'equilibrio tra le parti, l'estrema precisione della scrittura, la perfezione stilistica. Le origini del suo linguaggio musicale si trovano in primo luogo in alcuni compositori preromantici, allora molto noti, come Johann Nepomuk Hummel, John Field e Maria Szymanowska, che gli trasmisero l'inclinazione all'inquietudine e al pessimismo e, sul piano strettamente musicale, la tendenza ad ampliare le possibilità della modulazione ed il gusto per l'architettura tripartita del Lied. La musica di Chopin è profondamente influenzata anche dal dialetto musicale polacco: la musica popolare del suo paese. Infine, le sue melodie traspongono sul pianoforte l'ampio respiro e il morbido fraseggio del melodramma italiano contemporaneo, in particolare di Vincenzo Bellini. Dal 1927 viene organizzato in Polonia il Concorso Pianistico Internazionale Frédéric Chopin, il più vecchio concorso monografico del mondo, fondato da Jerzy Żurawlew. Tra i più celebri studiosi del musicista polacco figurano Gastone Belotti e Jaroslaw Iwaszkiewicz.

La vita

L'infanzia

Chopin nacque in una famiglia dedita alla musica:
- Il padre, Nicolas, nato in Francia, si trasferì definitivamente in Polonia molto giovane e vi rimase per tutta la vita. Fu prima governante e dopo essersi trasferito da Żelazowa Wola a Varsavia insegnò lingua e letteratura francese in alcune scuole della capitale e amministrò infine un istituto per i figli degli aristocratici polacchi più illustri.
- La madre, Justyna Krzyżanowska, amava suonare il pianoforte. Frédéric ebbe tre sorelle: Ludwika, Izabela ed Emilia. Il suo primo insegnante privato fu un Ceco, Wojciech Żywny. Fu lui a scoprire il grande talento del suo allievo.

I primi successi


- Nel 1817 debuttò come compositore con la Polacca in Sol minore e la sua prima esibizione pubblica si tenne nel 1818.
- Nel 1823 entrò al Liceo di Warszawa e cominciò i suoi primi studi di armonia, contrappunto e composizione sotto la guida del professor Józef Elsner. Questo periodo fu caratterizzato dall'interesse del giovane Chopin per la musica popolare: compose tra l'altro le Mazurche da ballo e il Rondeau in do minore.

La ricerca del proprio stile


- Negli anni 1826-1829 Chopin studiò alla Scuola Superiore di Musica, suddivisione del Dipartimento di Arti e Scienze dell'università di Varsavia. Era a quel tempo un attivo partecipante della vita culturale di Varsavia, amava frequentare i concerti di Niccolò Paganini ed assistere alle opere presentate da Karol Kurpiński nel Teatro Nazionale (Don Giovanni di Mozart e il Il barbiere di Siviglia di Rossini). In questo periodo scrisse le Variazioni in si bemolle maggiore, basate su un motivo del Don Giovanni ed i Rondeaux virtuosistici, basati sulle musiche popolari.
- Gli anni 1829-1831 sono per Chopin gli anni del primo amore (per la cantante Konstancja Gładkowska) e dei primi successi come compositore. Nascono in quel periodo i due Concerti per pianoforte, in fa minore (op. 21) e mi minore (op. 11).
- Durante un soggiorno a Vienna Chopin soffrì per le notizie che gli giunsero dalla Polonia riguardo la rivoluzione di novembre. Egli non ritornerà mai più in patria. Le composizioni di questo periodo sono drammatiche e liriche, caratteristiche che sostituiscono piano piano la spensieratezza popolaresca e il sentimentalismo dei lavori precedenti.

Gli anni della maturità artistica

rivoluzione di novembre
- A Parigi Chopin condusse una vita di virtuoso, componendo brani che divennero presto "di moda" e piacquero nei salotti. Fece amicizia con molti musicisti (Franz Liszt, Vincenzo Bellini, Hector Berlioz), era invitato a delle esibizioni private, non in quanto musicista, ma in quanto ospite e fu invitato anche a corte.
- Nel 1835 si fidanzò con Maria Wodzińska, ma la famiglia di questa, dopo un apparente, iniziale favore, si mostrò contraria al matrimonio. Forse in questo rifiuto ebbe una parte importante la salute cagionevole di Chopin, tubercoloso fin dall'adolescenza; ma, secondo la maggior parte dei biografi, pesarono maggiormente ragioni di ordine prettamente economico.
- Nel 1838 conobbe George Sand, più grande di lui di sei anni e si gettò nelle braccia dell' "amore compiuto" (parole di George Sand), ma ben presto il rapporto divenne nervoso e caotico. Fuggendo la gelosia del precedente amante di George, i due amanti si rifugiarono a Maiorca, stabilendosi nella Cartuja di Valdemossa, nel Nord Ovest dell'Isola, che li accolse con un tempo pessimo, mentre in Spagna continuava la guerra e la malattia di Chopin si acuiva sempre più.
- Nel 1839 Chopin e George Sand tornarono in Francia. Dopo sette anni trascorsi insieme, l'incompatibilità dei due amanti emerse inequivocabilmente quando Frédéric prese posizione sul matrimonio fallito di Solange, la figlia di George. La scrittrice lo accusò di esserle nemico e lo lasciò. Il periodo precedente alla rottura con George Sand lasciò un'impronta importante sulla creatività e sulla vita sociale di Chopin. Nacquero allora le più belle Mazurche e i più appassionati Notturni del compositore.

Ultimo periodo della vita


- Dopo essersi lasciato con George Sand, Chopin cadde in una terribile depressione che molto probabilmente accelerò la sua morte. Dopo aver lasciato Nohant non compose nessun brano significativo, soltanto qualche miniatura.
- Durante l'ultimo periodo della sua vita, Chopin fu assistito da una sua allieva scozzese, Jane Stirling, che insieme alla sorella Mrs. Erskine convinse Chopin a trasferirsi in Inghilterra. Ma il rigido clima inglese e la vita mondana in cui vollero trascinarlo le due scozzesi peggiorò notevolmente la salute del compositore.
- Rietrato a Parigi, morì il 17 ottobre del 1849, circondato dagli intimi (tra cui Eugène Delacroix, Delfina Potocka e la sua più amata sorella, Ludwika). Venne sepolto a Parigi nel cimitero di Père Lachaise.

Cronologia


- 1810 nascita a Żelazowa Wola
- 1817 prime prove di composizione
- 1818 prima esibizione pubblica
- 1823 inizio degli studi di composizione con Elsner
- 1826 studi nella Scuola Superiore di Musica
- 1829 primo viaggio a Vienna
- 1830 secondo viaggio a Vienna
- 1831 arrivo a Parigi
- 1835 fidanzamento con Maria Wodzińska
- 1836 incontro con George Sand
- 1837 rottura con Wodzińska
- 1838 rapporto con George Sand, partenza per Maiorca e lavoro sui 24 Preludi.
- 1839 ritorno in Francia, compone la Sonata si bemolle minore
- 1844 muore Nicolas Chopin, il padre.
- 1845 i litigi con la Sand e la malattia aumentano
- 1847 rottura con la Sand
- 1848 viaggio con Jane Stirling in Inghilterra e Scozia
- 1849 morte il 17 ottobre

Le composizioni

Chopin ha composto quasi esclusivamente per pianoforte solista, ma il catalogo delle sue opere include anche 2 concerti per pianoforte e orchestra, 20 romanze per voce e pianoforte e un numero esiguo di composizioni da camera per pianoforte e violoncello; pianoforte, violoncello e violino; pianoforte e flauto. Le composizioni per pianoforte solo includono:
- 59 Mazurche
- 27 Studi
- 26 Preludi
- 21 Notturni
- 19 Valzer
- 17 Polacche
- 5 Variazioni
- 4 Ballate
- 4 Sonate
- 4 Scherzi
- 4 Improvvisi

Bibliografia


- Gastone Belotti, Chopin, l'uomo, Milano-Roma, Sapere, 1974
- Gastone Belotti, Chopin, Torino, Edt, 1984
- Valeria Rossella, Fryderyk Chopin. Lettere, Torino, Il Quadrante, 1986
- Marco Beghelli, Invito all'ascolto di Chopin, Milano, Mursia, 1989 Chopin Chopin Chopin Chopin ja:フレデリック・ショパン ko:프레데리크 쇼팽 th:เฟรเดริก ฟรองซัวส์ โชแปง

Sergej Rachmaninov

Sergei Vasilyevich Rachmaninoff (o Rachmaninov, Novgorod, Russia 1 aprile 1873 - Beverly Hills, California 28 marzo 1943) è stato un famoso compositore, pianista e direttore d'orchestra russo naturalizzato statunitense. Amava considerarsi soprattutto un compositore, piuttosto che un pianista, anche se lo sviluppo della sua carriera - per certi versi tormentata, almeno agli inizi - sembrava essere la dimostrazione del contrario. Nato nella tenuta di famiglia ad Oleg, dove vivevano la madre, Lubov Boutakov, il padre Vasily (ex-ufficiale dell'esercito russo), le sorelle Elena e Sophia ed il fratello Vladimir, tutti maggiori di età, Sergei visse fin dalla prima infanzia circondato dalla musica. Infatti sia il padre che il nonno suonavano spesso il pianoforte. Quando Sergei nacque, un suo cugino - Alexander Siloti - era già un pianista affermato. Altri due fratelli si sarebbero poi aggiunti alla già numerosa famiglia: una bimba di nome Varvara e un bambino di nome Arkady (Varvara però morirà poco dopo la nascita).

Biografia

All'età di sei anni, Rachmaninoff ebbe la prima lezione di pianoforte con Anna Ornatsky, del conservatorio di San Pietroburgo. Impressionata dalla naturale abilità di Rachmaninoff al pianoforte, l'insegnante nel 1881 lo raccomandò per una borsa di studio allo stesso conservatorio. Fu così che a nove anni Sergei iniziò formalmente a prendere lezioni. Allo studio, tuttavia, il giovane Sergei preferiva - come tutti i ragazzi della sua età - i semplici giochi all'aria aperta, che consistevano prevalentemente nel saltare da un tram all'altro. Suo padre, nel frattempo, aveva sperperato tutto il patrimonio di famiglia lasciando la moglie Lubov e i bambini in condizioni di precarietà. Senza soldi e con la minaccia che suo figlio potesse essere espulso dal conservatorio, Lubov chiese aiuto al cugino Alexander Siloti. Venne deciso così che Rachmaninoff continuasse a studiare al conservatorio; poco tempo dopo perciò il giovane fu mandato a Mosca per diventare un allievo di Nikolai Zverev. Zverev aveva fama di essere un insegnante piuttosto esigente e i suoi intensi piani giornalieri di studio fecero sì che Rachmaninoff diventasse più calmo e riflessivo. Si susseguirono così appassionanti serate musicali alle quali partecipavano molti dei musicisti russi dell'epoca. Presso Zverev era ospite anche il compositore Piotr Tchaikovsky, con cui Rachmaninoff strinse subito una forte relazione e dal quale riceverà un'influenza importantissima.

Al conservatorio, talento indiscusso

Il conservatorio di Mosca offrì a Rachmaninoff la prima possibilità di esprimersi come compositore. Sotto le direttive di Sergei Taneyev e Anton Arensky, poté approfondire la tecnica del contrappunto e dell' armonia ed iniziare a scrivere le sue composizioni. Di queste, le migliori risulteranno essere il tone poem Prince Rostslav e il Primo Concerto per Pianoforte; ma Rachmaninoff scrisse in quel periodo anche alcuni pezzi per pianoforte solista ed alcune canzoni. La nuova necessità del comporre mostrata da Sergei sconvolse Zverev che vedeva ciò come uno spreco del talento espresso fino ad allora sulla tastiera. I due non giunsero mai ad un accordo e Rachmaninoff si trasferì nella classe del cugino Alexander Siloti. Successivamente decise però di abbandonare il conservatorio chiedendo di anticipare di un anno l'esame finale. Dimostrando una grandissima abilità al pianoforte si laureò nel 1891, appunto un anno prima del previsto. Andò avanti per laurearsi in composizione un anno più tardi portando all'esame un'opera intitolata Aleko che scrisse in quindici giorni, ottenendo il massimo dei voti. In poco tempo, dopo la laurea, scrisse il Preludio in Do Diesis Minore, preludio al quale rimarrà legato in modo indissolubile per tutta la vita. Fu Karl Gutheil ad avvicinare l'ormai emergente Rachmaninoff, allora ancora alla ricerca di qualcuno che pubblicasse le sue composizioni. Sergei vendette a Gutheil una manciata di composizioni, inclusa l'opera Aleko. E fu proprio allo stesso Gutheil che vendette i diritti del Preludio in Do Diesis Minore. Sfortunatamente per lui, il lavoro non fu protetto mai da un copyright internazionale tanto che il celebre pezzo, uno dei più conosciuti per pianoforte, gli fruttò solo quaranta rubli. Gutheil rimarrà tuttavia l'editore di Rachmaninoff fino al 1914, cioè fino alla morte.

A 22 anni la prima sinfonia

Con un nuovo editore, e rinnovate energie, Rachmaninoff divenne sempre più conosciuto in tutto il mondo sia per le sue composizioni che per le esecuzioni concertistiche; anche le sue opere divennero sempre più note e rappresentate tanto da attrarre l'attenzione dei giornalisti. In particolare, quelle del critico francese Cesar Cui, che in una occasione visitò Rachmaninoff a Ivanokva, la sua proprietà a circa 500 Km a sud-est di Mosca. Durante la visita, Cui compose una corta melodia che sottopose al giudizio di Rachmaninoff. Il parere secco e negativo espresso dal compositore sulla qualità della composizione (espresso per non illudere inutilmente il critico), si risolse nel continuo scrivere da quel momento in poi, da parte di Cui, note assai critiche rispetto alle performances di Rachmaninoff. Nel gennaio 1895 Rachmaninoff iniziò a pensare al suo primo lavoro orchestrale maggiore, la sua Prima Sinfonia. Per la composizione dell'opera occorsero otto mesi, cosicché fu terminata solo verso la fine di agosto, nella residenza di Ivanokva. Solo diciotto mesi dopo l'opera verrà data in prima rappresentazione a San Pietroburgo, giusto cinque giorni prima del ventiquattresimo compleanno del compositore. La rappresentazione si rivelò però un disastro e il giovane Sergei ne rimase pressoché distrutto. Il maestro Glazunov aveva condotto la rappresentazione e Sergei non usò mezze parole: "Sono sorpreso - disse - che un uomo di un così grande talento (Glazunov, appunto) possa condurre così male". A questo proposito, un gustoso gossip dell'epoca vuole che Glazunov condusse in condizioni per così dire precarie (pare che fosse totalmente ubriaco), ma questo dato non sarà mai confermato, se non indirettamente, da un suo allievo che sarebbe diventato celebre, Dmitri Shostakovich, secondo il quale Glazunov era uso nascondere bottiglie di liquore dietro alla cattedra durante le lezioni al conservatorio di San Pietroburgo e bere di nascosto attraverso una sottile cannuccia.

Tolstoj, duro con lui

Sia come sia, a Rachmaninoff venne a mancare la fiducia nelle sue qualità di compositore dopo il disastro della sua Prima Sinfonia. Gli anni seguenti alla rappresentazione non furono tuttavia privi di una qualche attività musicale: infatti ottenne una posizione di rilievo conducendo per un teatro privato di Mosca gestito da Savva Mamontov. Qui Rachmaninoff diresse rappresentazioni di Gluck, Serov, padre del pittore Valentin, Bizet (di cui diresse la Carmen, e Tchaikovsky (La Regina di Spade). Il suo talento come conduttore era ormai riconosciuto da tutti e come conduttore fece il suo debutto a Londra nel 1899 con la sua fantasia per orchestra The Rock, abbinata al suo Preludio in Do diesis minore e lelegia dalla stessa Opus. La composizione era ciò che continuava ad essere difficile per Rachmaninoff. Molti dei suoi amici provarono ad aiutarlo a ritrovare il desiderio del comporre, e uno di questi fissò per lui un incontro con una sua vecchia conoscenza, Tolstoj. Durante l'incontro Sergei suonò a Tolstoj alcuni dei suoi pezzi. Lo scrittore si girò verso Rachmaninoff per chiedergli, a bruciapelo: "Dimmi, le persone hanno bisogno di musica come questa?". Forse fu anche per questo che il musicista si ritrovò a dover ricorrere alle cure di Nikolai Dahl, specialista in ipno-terapia. C'è un'ipotesi secondo la quale Rachmaninoff sarebbe stato ipnotizzato per riottenere la fiducia in sé stesso, ma è più probabile che lui Dahl abbiano parlato prevalentemente di musica e di arte. Di certo, queste conversazioni, oltre che la solidarietà dei suoi amici più stretti, diedero a Rachmaninoff una nuova pace interiore.

Un nuovo catalogo

Più deciso di prima, riprese a comporre. Nell'anno 1900 iniziò a scrivere idee per il
Secondo Concerto, che poté presentare nell'ottobre dell'anno successivo. Continuò a scrivere musica, componendo più opere in questo periodo di quante ne avesse scritte fino ad allora: la Seconda Sinfonia, il Terzo Concerto e parti del Quarto Concerto; tre opere: la già citata Aleko, Il cavaliere avaro, Francesca da Rimini, che insieme a The Bells e The All-night Vigil saranno le sue maggiori opere vocali; le sonate per pianoforte, un rifacimento del Preludio per pianoforte e oltre settanta canzoni. La sua carriera era ormai al massimo del successo come compositore sia in Russia che in Inghilterra e Stati Uniti (aveva scelto New York per il debutto del suo Terzo concerto per pianoforte). Dopo la Rivoluzione d'ottobre del 1917, Rachmaninoff trovò l'atmosfera in Russia insopportabile. Fu in quel periodo scrisse: "Ogni cosa intorno mi rende impossibile lavorare e ho paura che l'apatia possa attanagliarmi". Virtualmente senza danaro e con la consapevolezza che la proprietà di famiglia era stata demolita dai rivoluzionari, Rachmaninoff e i suoi familiari decisero di lasciare i tumulti della Russia. Con un piccolo repertorio - composto dalle sue opere e da alcune di Chopin, Liszt e Tchaikovsky - accettò offerte per esibirsi in qualsiasi luogo. Passò i successivi venticinque anni ampliando il suo repertorio ed esibendosi in tutto il mondo, fattore questo che gli impedì di comporre quanto forse avrebbe voluto. Morì sulla collina di Beverly Hills (Los Angeles, California), mentre il mondo viveva in pieno la tragedia della seconda guerra mondiale.

Vedi anche


- Compositori celebri
- Direttori d'orchestra celebri

Collegamenti esterni


- [http://home.flash.net/~park29/rachmaninoff.htm pagine web (in inglese)] Categoria:Biografie ja:セルゲイ・ラフマニノフ


Alexander Scriabin

Alexander Nikolayevich Scriabin (Алекса́ндр Никола́евич Скря́бин, anche trascritto come Scrjabin oppure Skrjabin) (Mosca 6 gennaio 1872 – Mosca 27 aprile 1915) è stato un pianista e compositore russo. La sua figura di compositore si colloca a cavallo fra tardo-romanticismo e sperimentazione novecentesca.

Biografia

Scriabin nacque a Mosca e iniziò lo studio del pianoforte in tenera età, prendendo lezioni da Nikolay Zverev che nello stesso periodo fu anche il maestro di Sergej Rachmaninov. In seguito studiò al Conservatorio di Mosca con Anton Arenskij, Sergey Taneyev e Vasily Ilyich Safonov. Nonostante le mani piuttosto piccole, con un'ampiezza di poco più di un'ottava, divenne un pianista affermato. Scriabin, che era stato in precedenza influenzato dalle teorie superomistiche di Nietzsche, si interessò in seguito anche di teosofia, ed entrambe queste teorie influenzarono la sua musica.

Curiosità


- Il compositore e teosofista Dane Rudhyar scrisse che Scriabin era «quel grande pioniere della nuova musica di una rinata civilizzazione Occidentale, il padre di ogni futuro musicista», nonché l'antidoto ai reazionari Latini, al loro apostolo Stravinskij" e al gruppo dei devoti della musica di Schoenberg.
- Suonava su un pianoforte con i tasti opportunamente colorati di tinte diverse, intrecciando melodie al di fuori del senso comune, lasciandosi trascinare da questo o quel colore, e non dalla nota in sé. Giunse persino a formulare una teoria sulle relazioni tra note e colori.
- Viene ricordato da Gabriele d'Annunzio nel suo Notturno, nel quale gli viene dedicata anche una poesia: Scriàbine danza.
- Fu primo cugino di Vyacheslav Molotov, stretto collaboratore di Stalin e firmatario del patto di non agressione tra Germania e Unione Sovietica noto come Patto Ribbentrop-Molotov. Scriabin Scriabin Scriabin ja:アレクサンドル・スクリャービン simple:Alexander Scriabin



Il pirata

Melodramma in due atti musicato da Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, Il pirata debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 27 ottobre del 1827. Benché fosse la prima volta che il compositore catanese, all'epoca quasi venticinquenne, affrontava il pubblico scaligero, l'opera ottenne un successo clamoroso. Ad esso contribuì la qualità eccellente del cast, in cui spiccava il celebre tenore Giovanni Battista Rubini, specializzato nel registro acuto e sopracuto, che affrontava avvalendosi del falsettone. Una circostanza che spiega l'esiguo numero di riprese che l'opera ha avuto in tempi moderni. La trama, insolitamente romantica per il melodramma italiano dell'epoca, tra uragani e fatali premonizioni, nonché la struggente intensità delle melodie belliniane, qui più accese e patetiche che nelle opere successive, dovettero conquistare il pubblico milanese, sempre ansioso di novità. Al punto che a Bellini si attribuì la volontà di fondare una nuova scuola, scostandosi dal modello dominante di Gioachino Rossini.

Sinopsi

L'azione si svolge in Sicilia, nel Castello di Caldora e nelle sue vicinanze. (work in progress)

Brani celebri


- Nel furor delle tempeste, cavatina di Gualtiero (atto I)
- Lo sognai ferito, esangue, cavatina di Imogene (atto I)
- Parlarti ancor per poco, concertato (atto I)
- Tu vedrai la sventurata, aria di Gualtiero (atto II)
- Preludio all'ultima scena: assolo di corno inglese (atto II)
- Col sorriso d'innocenza, aria di Imogene (atto II)

Personaggi


- Ernesto (baritono), Duca di Caldora
- Imogene (soprano), sua moglie e un tempo amante di
- Gualtiero (tenore), fuoriuscito e capo dei Pirati Aragonesi
- Itulbo (tenore), suo compagnio
- Goffredo (basso), un tempo tutore di Gualtiero, ora solitario
- Adele (soprano), dama di compagnia di imogene Pirata, Il Pirata, Il

Lucia di Lammermoor


- Lucia di Lammermoor, opera lirica di Gaetano Donizetti (1835)
- Lucia di Lammermoor, film-opera diretto da Piero Ballerini (1946)
- Lucia di Lammermoor, film-opera diretto da Mario Lanfranchi (1971)

Simon Boccanegra

Simon Boccanegra è un'opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal romanzo Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez. La prima ebbe luogo il 12 marzo 1857 al Teatro La Fenice di Venezia.
Oltre vent'anni dopo, Verdi rimaneggiò profondamente la partitura. Le modifiche al libretto furono effettuate da Arrigo Boito, il futuro librettista di Otello e Falstaff. La nuova e definitiva versione andò in scena il 24 marzo 1881 al Teatro alla Scala di Milano.

Genesi

All'inizio del 1856 la direzione del teatro La Fenice propose a Verdi di scrivere un'opera nuova, ma il musicista rifiutò, essendo già impegnato in altri progetti (la composizione del mai realizzato Re Lear e i rifacimenti di Stiffelio e della Battaglia di Legnano) e trovandosi già in trattative con il San Carlo di Napoli e La Pergola di Firenze.
L'anno successivo il librettista Francesco Maria Piave gli rinnovò la proposta e a maggio Verdi, sospese le trattative con gli altri teatri e abbandonato il progetto di musicare Re Lear, firmò il contratto con il teatro veneziano. Il soggetto della nuova opera è tratto, come quello del Trovatore, da un dramma di Gutiérrez, mai pubblicato in italiano, nel quale si narra la storia di Simone Boccanegra, il corsaro genovese che nel Trecento riuscì a salire al trono dogale grazie all'appoggio di un amico e che al termine di una vita funestata da tragici eventi – la morte della donna segretamente amata, appartenente a una famiglia patrizia, e la scomparsa della figlia – morì avvelenato da quello stesso amico.
Quest'oscuro dramma privato sullo sfondo di una guerra civile attirò immediatamente Verdi che, come in altre occasioni, stese personalmente un libretto in prosa affidandone la versificazione a Piave. Inoltre, all'insaputa del suo librettista, Verdi si rivolse per la versificazione di alcuni passi a Giuseppe Montanelli, un poeta e patriota toscano in esilio a Parigi per aver partecipato al governo rivoluzionario del 1849. Il musicista rispedì il testo ultimato a Piave, accompagnandolo con queste asciutte parole: Eccoti il libretto accorciato e ridotto presso a poco come deve essere. Come ti dissi in altra mia, tu devi mettere o no il tuo nome. Se quanto è avvenuto ti spiace, a me spiace pure, e forse più di te, ma non posso dirti altro che «era una necessità». Nonostante gli aggiustamenti il libretto di Simon Boccanegra fu oggetto di forti critiche: un musicologo del tempo, Abramo Basevi, affermò di averlo dovuto leggere sei volte prima di riuscire a venirne a capo. Terminata la stesura dell'opera in abbozzo nella sua villa di Sant'Agata, il 18 gennaio 1857 Verdi si trasferì a Venezia per completare la strumentazione, assistere alle prove e curare la messinscena. La première ebbe luogo il 12 marzo: i ruoli principali furono affidati a cantanti di rango – Leone Gilardoni (Simone), Luigia Bendazzi (Amelia), Carlo Negrini (Gabriele) e Giuseppe Echeverria (Fiesco) – ma la serata deluse le aspettative di Verdi: Jeri sera cominciarono i guai: vi fu la prima recita del Boccanegra che ha fatto fiasco quasi altrettanto grande che quello della Traviata. Credeva di aver fatto qualche cosa di passabile ma pare che mi sia sbagliato. Vedremo in seguito chi avrà torto. Ma l'esito non cambiò nel corso delle sei repliche e l'opera non riuscì ad affermarsi stabilmente in repertorio. A contribuire al sostanziale insuccesso della prima versione di Simon Boccanegra furono certamente l'intreccio oltremodo complicato e la tinta eccessivamente uniforme della partitura musicale, povera di squarci lirici e appesantita dall'impiego massiccio del canto declamato.

La seconda versione

Nel 1868 l'editore Giulio Ricordi suggerì di realizzare una revisione della partitura, giacente da tempo nei suoi magazzini; ma il musicista rifiutò affermando che mancavano i cantanti adatti e che l'opera era «triste e di affetto monotono». Ricordi però non si diede per vinto e una decina d'anni più tardi spedì a Verdi un grosso pacco contenente la partitura da rivedere. Anche in questo caso la risposta del compositore fu secca e, all'apparenza, definitiva: «Se verrete a S. Agata di qui a sei mesi, un anno due, tre, ecc, la troverete intatta come me l'avete mandata. Vi dissi a Genova che io detesto le cose inutili.»
Nell'autunno del 1879 prese il via la grande azione diplomatica che portò Verdi a tornare al teatro, dopo il lungo silenzio seguito ad Aida: durante una cena, Ricordi fece cadere il discorso su Shakespeare e Otello, di cui Arrigo Boito aveva già preparato un'ipotesi di riduzione librettistica, notando in Verdi un certo interesse. L'indomani Boito presentò al compositore il suo lavoro, Verdi lo esanimò e lo trovò eccellente. Iniziò così una delle collaborazioni più felici della storia del teatro d'opera. Fra il giovane letterato, intelligente, colto e aggiornatissimo, e l'anziano musicista, che per tornare alle scene aveva bisogno soprattutto di uno sprone convincente, nacque uno straordinario rapporto di lavoro e di amicizia destinato a dare ottimi frutti. Il primo fu appunto la revisione di Simon Boccanegra. Dal punto di vista musicale il rifacimento impegnò Verdi per quasi sei settimane, dall'inizio di gennaio alla terza settimana di febbraio del 1881. Ma già nel novembre 1880 il musicista aveva tracciato a grandi linee il piano di revisione. Originariamente suddivisa in quattro atti, l'opera venne ristrutturata in un prologo (l'antefatto del dramma: la tragica morte di Maria e l'elezione di Simone al trono dogale) e tre atti. Allo scopo di ravvivare il primo atto Verdi suggerì la citazione di due lettere di Francesco Petrarca, una scritta a Boccanegra, Doge di Genova, l'altra al Doge di Venezia. Alla fine la revisione comportò la sostituzione di un'intero quadro (il secondo dell'atto primo), il radicale mutamento del prologo, l'eliminazione del preludio (in luogo del quale Verdi compose una brevissima quanto memorabile introduzione strumentale), la sostituzione del duetto tra Gabriele e Fiesco (atto primo), la composizione di una nuova scena per il personaggio di Paolo (atto terzo) e inoltre un immenso numero di modifiche, tagli, ritocchi, inserzioni. In un tempo molto limitato e sotto la costante supervisione di Verdi - attestata dalle numerose lettere che i due si scambiarono durante il lavoro - Boito apportò le modifiche necessarie al vecchio libretto e avanzò personalmente alcuni validissimi suggerimenti. Per ovvie ragioni d'immagine (distinguere i nuovi versi dai vecchi sarebbe stato ben difficile) preferì tuttavia non firmare il libretto e mantenere l'anonimato.
Il nuovo Simon Boccanegra andò in scena il 24 marzo 1881, alla Scala di Milano, sotto la direzione del più grande direttore d'orchestra italiano di quegli anni: Franco Faccio. La compagnia di canto era composta da nomi di grande prestigio: Victor Maurel (Simone), Francesco Tamagno (Gabriele), Anna D'Angeri (Amelia), Edouard de Reszke (Fiesco). L'opera ottenne un buon successo. Dalla Disposizione scenica del nuovo Simon Boccanegra, pubblicata da Ricordi, possiamo ricavare molte notizie sull'allestimento scaligero, l'atteggiamento scenico del coro e degli interpreti, l'età dei personaggi e soprattutto conoscere il punto di vista di Verdi sulla realizzazione di uno spettacolo che gli stava molto a cuore e rappresentava per lui sia il recupero di un lavoro ingiustamente dimenticato che un ritorno in grande stile al palcoscenico. Nonostante l'iniziale successo, il cammino del rinnovato Simon Boccanegra non fu agevole. Alla fine dell'Ottocento l'opera era nuovamente uscita di repertorio e il definitivo recupero fu merito della Verdi–Renaissance tedesca. Dal 1929 l'opera fu infatti inserita nei cartelloni dei maggiori teatri tedeschi con prestigiosi registi e interpreti, mentre nel 1932 trovò la sua consacrazione internazionale al Metropolitan di New York e negli anni successivi, sull'onda del trionfo americano, venne ripresa con successo in Italia: a Roma, Parma, Firenze, Bologna. La ripresa della prima versione in forma di concerto, il 2 febbraio 2001 al Palafenice di Venezia (all'epoca la ricostruzione del Teatro La Fenice era ancora in corso), ha messo ancor meglio in evidenza i meriti della capillare revisione del 1881, certamente la più impegnativa, e insieme la più efficacie, alla quale Verdi abbia sottoposto una sua opera.

Caratteri drammaturgici e stilistici

Alcuni giorni dopo l'andata in scena della seconda versione, scrivendo all'amico Opprandino Arrivabene, Verdi osservò che Simon Boccanegra è opera «triste perché dev'essere triste, ma interessa». Nel porre l'accento sulla caratteristica più evidente di quest'opera, la sua tinta scura e malinconica, questo lapidario giudizio solleva un interrogativo di fondo: quali ragioni hanno spinto Verdi a tornare su questa partitura a distanza di decenni, in un momento delicatissimo della sua carriera, per di più interrompendo la composizione di Otello? Le motivazioni sono molteplici e di diversa natura: se da un lato l'operazione si giustifica come una sorta di prova generale volta a saggiare, dopo tanti anni di silenzio, le reazioni del pubblico di fronte alla sua nuova musica, nell'attesa di proporre un'opera originale; dall'altro le parole del musicista lasciano intendere che quest'opera, nonostante l'insuccesso, era rimasta nel suo cuore. Si racconta che Verdi abbia in seguito confidato al nipote Carrara di aver voluto bene al Simon Boccanegra «come si vuol bene al figlio gobbo.» Simon Boccanegra è una di quelle partiture verdiane – come Macbeth e Don Carlos – che, al di là del loro valore artistico, difficilmente avrebbero potuto aver accesso alla popolarità nel corso dell'Ottocento, in quanto il suo soggetto non ruota intorno ad una grande storia d'amore o ad un infiammato dramma di popoli in lotta per la libertà.
Incentrato su un tema ricorrente nel teatro verdiano - la crisi di un sistema di potere e di affetti familiari - Simon Boccanegra finisce infatti per capovolgere i convenzionali rapporti di forza tra i personaggi: non solo il protagonista è il baritono, ma il suo vero antagonista non è il tenore (l'innamorato giovane e romantico) bensì il basso, mentre la donna contesa non è l'amante, bensì la figlia dell'uno (Simone) e la nipote dell'altro (Fiesco). Il cuore dell'opera è rappresentato da un'intreccio fatale di odii atavici e fraintendimenti, in una cronica impossibilità di intendersi e comunicare. Le passioni torbide e irrisolte che animano quest'opera buia, complessa e tormentata, sono destinate a sciogliersi solo dopo che l'inesorabile trascorrere del tempo ne ha levigato l'asprezza, ovvero con l'approssimarsi della morte. Tra il prologo e i tre atti trascorrono ben venticinque anni, ed è suggestivo raffrontare questo scarto temporale con il lasso di tempo - ventiquattro anni: dal 1857 al 1881 - che separò nella realtà la nascita delle due versioni: si direbbe che lo stesso Verdi, per trovare il vero senso di questo dramma, abbia avuto bisogno di riconsiderarlo con uno sguardo retrospettivo, quello stesso sguardo che domina l'atto conclusivo dell'opera e lo rende così umanamente struggente.
Se dal punto di vista drammaturgico la modifica più importante introdotta dalla versione 1881 riguarda il quadro che chiude il primo atto, composto ex novo e destinato a diventare la scena più intensa e spettacolare dell'opera, sul piano poetico appaiono non meno determinanti i cambiamenti alla prima parte del prologo e, in particolare, l'aggiunta di quel breve ma straordinario preludio il cui motivo principale – «una cellula drammatico–narrativa a vite perpetua», come la definisce Massimo Mila – sembra far scaturire il dramma dalle brume della memoria, dando piena evidenza musicale all'idea fondamentale del trascorrere del tempo.
Il colore complessivamente severo deriva sia dal largo impiego di uno stile vocale tra il declamato e l'arioso (quanto a dire dall'assenza di motivi orecchiabili: a nessuna delle arie è toccato in sorte di entrare a pieno titolo nel repertorio concertistico), sia dal predominio delle voci gravi e virili (Simone, Fiesco, ma anche i congiurati Paolo e Pietro, e lo stesso coro, per lo più maschile), cui si contrappone una sola voce femminile: quella luminosa e calda del soprano lirico che interpreta il ruolo di Amelia, la giovane donna tenera e gentile, coinvolta suo malgrado nel dramma esistenziale e politico degli uomini che l'amano e ne fanno oggetto delle loro contese.
Il protagonista, un plebeo dall'animo nobile provato in gioventù da un atroce dolore, canta nel registro vocale più caro a Verdi, quello di baritono. Il suo nemico, l'inesorabile patrizio Jacopo Fieschi - una figura di padre-padrone ricorrente spesso nel teatro verdiano, da Zaccaria (Nabucco) a Rigoletto, da Giorgio Germont (La traviata) ad Amonasro (Aida), da Filippo II (Don Carlos) al Marchese di Calatrava (La forza del destino) - in quello di basso.
Più sullo sfondo si staglia la coppia degli innamorati, costituita da Amelia e Gabriele Adorno, il giovane patrizio dall'animo ardente ma leale (tenore). La loro limpida storia d'amore ha la funzione di creare un contrasto con le torbide, inespresse passioni, incancrenite dal tempo, che tormentano gli animi dei due antagonisti, segnalando in tal modo la distanza generazionale che sussiste fra i due mondi. Quest'opera cupa e triste si conclude infatti con un lutto compensato dalla promessa di un tempo migliore e con un messaggio di pace e d'amore: simile ad un passaggio di testimone, la morte di Simone coincide con la promessa di nozze degli innamorati e con l'elezione a Doge di Gabriele, cosicché il momento della riconciliazione nasce catarticamente da quello della sofferenza.
Illuminante per comprendere il senso del lungo travaglio e dell'inutile odio che distrugge la vita di Simone e di Fiesco è il peso che Paolo Albiani, il congiurato (un altro baritono) viene ad assumere per effetto della revisione 1881, soprattutto sotto la spinta di Boito, fatalmente attratto verso personaggi mefistofelici. Non è un caso che proprio la condanna a morte di Paolo, il simbolo stesso del male, e la sua definitiva uscita di scena preceda immediatamente il grande duetto della riconciliazione. Musicalmente la partitura risente inevitabilmente degli anni che trascorrono tra la prima e la seconda versione e delle esperienze umane ed artistiche del suo autore. Le parti nuove sono facilmente riconoscibili e presentano una finezza di scrittura ed una brillantezza ritmica e timbrica lontane dallo stile disadorno e un po' monocorde dell'opera del 1857. La tinta ombrosa che caratterizza la prima versione permane anche nella seconda, ma attraversata da lampi sinistri che, nella terribile scena della maledizione che chiude il primo atto, arrivano a coagularsi in effetti espressionisti.
Opera avara di grandi arie, Simon Boccanegra si fa invece apprezzare per una straordinaria aderenza della musica al dramma, già riscontrabile nella versione originale ma notevolmente accresciuta dalla revisione, che elimina i brani più convenzionali e trasforma alcuni recitativi in moderni declamati melodici. Unica pecca dell'opera – è stato detto – è la presenza di un secondo atto che, per ragioni di struttura narrativa, Verdi non ha potuto rielaborare se non in minima parte e che, nella sua brevità, schiacciato com'è tra la grandiosità della scena finale del primo atto e la commovente tragicità del terzo, ha quasi l'aspetto di una parentesi e di un ritorno al Verdi più convenzionale. Ma anche qui, la qualità della musica e la sintesi drammatica sono tali da giustificare la piena riabilitazione che la critica ha ormai accordato a questa partitura intensa e sottile, che, tra le altre cose, ha il merito di offrirci uno dei ritratti più autentici dell'uomo Verdi: pessimista, scuro ma – come la sua opera – sempre umano e profondo.

Personaggi


- Simon Boccanegra, corsaro al servizio della Repubblica genovese; poi primo Doge di Genova (baritono)
- Jacopo Fiesco, nobile genovese; poi sotto il nome di Andrea Grimaldi (basso)
- Maria Boccanegra, figlia di Simone, sotto il nome di Amelia Grimaldi (soprano)
- Gabriele Adorno, gentiluomo genovese (tenore)
- Paolo Albiani, filatore d'oro, genovese; poi primo Doge di Genova; poi cortigiano favorito del Doge (baritono)
- Pietro, popolano di Genova; poi cortigiano (baritono)
- Capitano dei balestrieri (tenore)
- Un'Ancella di Amelia

La trama

Prologo

Una piazza di Genova – A destra il Palazzo dei Fieschi – È notte È il 1339. Sta per essere eletto il nuovo Doge e in città fervono le lotte fra il partito plebeo, capeggiato dal popolano Paolo Albiani, e quello aristocratico legato al nobile Jacopo Fiesco.
Paolo confida al popolano Pietro di sostenere l'ascesa al trono dogale di Simone Boccanegra, un corsaro che ha reso grandi servigi alla repubblica genovese, e di attendersi in cambio potere e ricchezza. Giunge Simone, angosciato perché da molto tempo non ha più notizie di Maria, la donna amata che gli ha dato una figlia e che per questo è tenuta prigioniera nel palazzo gentilizio del padre Jacopo Fiesco. Paolo convince il riluttante Simone ad accettare la candidatura prospettandogli che, una volta eletto Doge, nessuno potrà più negargli le nozze con Maria. Pietro chiede al popolo di votare per Simone e avverte che dal palazzo dei Fieschi giungono dei lamenti di donna: forse è Maria, la fanciulla da tempo scomparsa. Tutti si allontano.
Jacopo Fiesco esce sconvolto dal palazzo: Maria è morta. Voci pietose intonano un Miserere. Sopraggiunge Simone e, ignaro di quanto è accaduto, supplica Fiesco di perdonarlo e concedergli Maria. Quando il patrizio gli pone come condizione la consegna della nipote, egli confessa che la bambina, da lui affidata ad un'anziana nutrice in un paese lontano, è da tempo misteriosamente scomparsa. Svanita ogni speranza di riappacificazione, Fiesco finge di allontanarsi ma di nascosto osserva Simone, che entra nel palazzo in cerca della prigioniera. Dall'interno dell'edificio giunge un grido disperato: «Maria!» e proprio in quel momento il popolo acclama Boccanegra nuovo Doge. Tra il Prologo e il primo atto trascorrono venticinque anni e accadono molte cose: il Doge ha esiliato i capi degli aristocratici, confiscandone le proprietà, e Fiesco, per sfuggirgli, vive in esilio in un palazzo fuori Genova, sotto il nome di Andrea Grimaldi, insieme ad una fanciulla – Amelia – che ha raccolto bambina nel convento in cui era appena morta la vera figlia dei Grimaldi e che, all'insaputa di tutti, altri non è che la figlia di Maria e Simone. Amelia ama riamata un giovane patrizio, Gabriele Adorno che, essendo l'unico a sapere che Jacopo e Andrea sono la stessa persona, congiura con lui contro il Doge plebeo.

Atto primo

Quadro primo

Giardino dei Grimaldi fuori Genova. Amelia attende Gabriele in riva al mare, immersa nei confusi ricordi della sua fanciullezza, e quando il giovane la raggiunge lo supplica di non partecipare alla cospirazione contro Simone.
Pietro annuncia l'arrivo del Doge e Amelia, temendo che egli venga a chiederla in sposa per il suo favorito, Paolo Albiani, supplica Gabriele di prevenirlo affrettando le nozze. Rimasto solo con Gabriele, Andrea Grimaldi (ossia Fiesco) gli rivela che Amelia è in realtà un'orfanella cui ha dato il suo nome e lo benedice.
Squilli di trombe annunciano l'entrata del Doge, che porge ad Amelia un foglio: è la concessione della grazia ai Grimaldi. La fanciulla, commossa, gli apre il suo cuore confessandogli di amare un giovane aristocratico e di essere insidiata dal perfido Paolo, che aspira alle sue ricchezze. Infine gli rivela di essere orfana. Simone la incalza con le sue domande e confronta un suo medaglione con quello che la fanciulla porta al collo: entrambi recano l'immagine di Maria! Padre e figlia si abbracciano felici.
Al ritorno di Paolo, Simone gli ordina di rinunciare ad Amelia e il perfido uomo, per vendicarsi, organizza per la prossima notte il rapimento di Amelia.

Quadro secondo

Sala del Consiglio nel Palazzo degli Abati. Il Senato si è riunito e il Doge chiede il parere dei suoi consiglieri: egli desidera la pace con Venezia ma Paolo e i suoi chiedono la guerra. Dalla piazza giungono i clamori di un tumulto e, affacciandosi al balcone, Simone scorge Gabriele Adorno inseguito dai plebei. Pietro, temendo che il rapimento di Amelia sia stato scoperto, incita Paolo a fuggire, ma il Doge lo precede ordinando che tutte le porte siano chiuse: chiunque fuggirà sarà dichiarato traditore. Poi, incurante delle grida di «Morte al Doge!», fa entrare il popolo. La folla irrompe trascinando Fiesco e Gabriele, che confessa di aver ucciso l'usuraio Lorenzino, l'uomo che ha rapito Amelia per ordine di un «uom possente» del quale non ha fatto in tempo a svelare il nome; poi, ritenendolo responsabile del rapimento, si slancia su Simone per colpirlo. Sopraggiunge Amelia, si pone fra i due e supplica il padre di salvare Adorno, raccontando di essere stata rapita da tre sgherri, di essere svenuta e di essersi ritrovata nella casa di Lorenzino. Poi, «fissando Paolo», dice di poter riconoscere il vile mandante del rapimento. Scoppia un tumulto, patrizi e plebei si accusano a vicenda, Simone rivolge all'Assemblea e al popolo un accorato discorso, invocando pace e amore per tutti. Gabriele gli consegna la spada ma il Doge la rifiuta e lo invita a rimanere agli arresti a palazzo finché l'intrigo non sia svelato. Si rivolge quindi a Paolo, di cui ha intuito la colpevolezza, e lo invita a maledire pubblicamente il traditore infame che si nasconde nella sala. Paolo, inorridito, è in tal modo costretto a maledire se stesso.

Atto secondo

Stanza del Doge nel Palazzo Ducale di Genova. Paolo, bandito da Genova, chiede a Pietro di condurre da lui i due prigionieri, Gabriele e Fiesco, e versa una fiala di veleno nella tazza di Simone. Non contento, egli chiede a Fiesco, l'organizzatore confesso della rivolta, di assassinare il Doge nel sonno e, davanti al suo sdegnato rifiuto, lo fa riportare in cella e insinua in Gabriele il sospetto che Amelia si trovi in balia delle turpi attenzioni di Simone. Quando giunge Amelia, il giovane l'accusa di tradimento con il Doge, di cui uno squillo di tromba annuncia l'arrivo. Gabriele si nasconde, Amelia in lacrime confessa al padre di amare l'Adorno e lo supplica di salvarlo. Simone, combattuto fra i doveri della sua carica e il sentimento paterno, la congeda. Beve quindi un sorso dalla tazza, notando che l'acqua ha un sapore amaro, e si assopisce. Gabriele esce dal suo nascondiglio e si slancia contro di lui per colpirlo, ma ancora una volta Amelia glielo impedisce. È il momento della rivelazione: il Doge si risveglia, ha un violento scontro verbale con Gabriele, che l'accusa di avergli ucciso il padre, e infine gli svela che Amelia è sua figlia.
Il giovane implora Amelia di perdonarlo e offre al Doge la sua vita. Di fuori giungono rumori di tumulti e voci concitate: i cospiratori stanno assalendo il Palazzo. In segno di riconciliazione il Doge incarica Gabriele di comunicare loro le sue proposte di pace e gli concede la mano di Amelia.

Atto terzo

Interno del Palazzo Ducale. La rivolta è fallita, il Doge ha concesso la libertà ai capi ribelli, solo Paolo è stato condannanto a morte. Mentre sta per andare al patibolo egli rivela a Fiesco di aver fatto bere a Simone un veleno che lo sta lentamente uccidendo e ascolta con orrore le voci che inneggiano alle future nozze di Amelia e Gabriele.
Giunge il Boccanegra e cerca refrigerio al malessere che già lo pervade respirando sul balcone l'aria del mare. All'improvviso gli si avvicina Fiesco e gli annuncia che la sua morte è vicina: da quella voce inesorabile Simone riconosce l'antico nemico e, con un gesto magnanimo, gli rivela che Amelia è la figlia di Maria. La commozione invade l'animo del vecchio patrizio, che troppo tardi comprende l'inutilità del suo odio. Un abbraccio pone fine alla lunga guerra, poi Fiesco avverte Simone che un traditore lo ha avvelenato. Quando il corteo degli sposi torna dalla chiesa Simone invita la figlia a riconoscere in Fiesco il nonno materno, benedice la giovane coppia e muore dopo aver proclamato Gabriele nuovo Doge di Genova. Categoria:Opere liriche

XIX secolo

I millennio | II millennio | III millennio

XVI secolo | XVII secolo | XVIII secolo | XIX secolo | XX secolo | XXI secolo | XXII secolo
Anni 1800 | Anni 1810 | Anni 1820 | Anni 1830 | Anni 1840
Anni 1850 | Anni 1860 | Anni 1870 | Anni 1880 | Anni 1890
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Avvenimenti


- Secolo della colonizzazione europea in Asia e in Africa.
- In Europa, dopo le guerre imperiali e la ristrutturazione delle frontiere delle nazioni europee, secolo della seconda rivoluzione industriale.
- Risorgimento d'Italia
- Restaurazione Meiji in Giappone.
- Great famine in Irlanda.

Personaggi significativi


- Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 1769 - Sant'Elena, 1821), imperatore di Francia.
- Charles Darwin (1809 - 1882), naturalista inglese, autore dell' Origine delle specie, introduce il concetto di selezione naturale.
- Victor Hugo (Besançon, 1802 - Parigi, 1885), scrittore francese.
- Claude Monet, pittore francese.
- Otto von Bismarck, politico tedesco
- Giuseppe Garibaldi, rivoluzionario e militare italiano
- Klemens von Metternich, statista austriaco
- Franz Liszt, compositore ungherese

Invenzioni, scoperte, innovazioni


- La locomotiva a vapore, costruita nel 1821 da Stephenson
- La lampadina e il fonografo, entrambe invenzioni di Edison
- Il grammofono
- Il cinema, inventato dai fratelli Lumiere
- La dinamite inventata da Alfred Nobel
- Il motore elettrico
- Il motore a scoppio Categoria:XIX secolo als:19. Jahrhundert ja:19世紀 ko:19세기 simple:19th century th:คริสต์ศตวรรษที่ 19 zh-min-nan:19 sè-kí

Categoria:Forme musicali

La presente categoria raccoglie gli articoli relativi alle forme musicali in uso fin dal periodo medievale. Categoria:Musica ko:분류:악곡의 형식

Leaf (disambiguation)

The word leaf may refer to:
- Leaf, an organ of a plant.
- A sheet of paper in a book or periodical, with each side forming a page.
- A leaf node (computer science).
- Leaf (company), a Japanese visual novel company.
- Leaf Phoenix, an American actor now known as Joaquin Phoenix
- gold leaf, a thin foil of gold.
- The Leaf label, a record label.
Possible misspelling:
- The Scandinavian name is spelt Leif, e.g., Leif Ericson.
- Liege and Lief is an album by the Fairport Convention



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